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Gatti Le tigri di casa

Gatti - Le tigri di casa

“aiutiamo roberto a non separarsi dal suo piccolo lulu’ ”

Iniziata da: Ella   Creato il: 13.03.2010   alle ore: 12: 40   Risposte: 3

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“aiutiamo roberto a non separarsi dal suo piccolo lulu’ ”
Inserito il : 13.03.2010, 12: 40  


Quella che riporto di seguito è la lettera che Roberto scrive su un forum di gattofili al suo compagno di vita, il piccolo Lulù.

_____________________________________


"Caro, dolce, piccolo, tenerissimo - pestifero, Lulù, il tuo papà umano, ti scrive questa lettera, anche se sa perfettamente che non potrai mai leggerla, e la lascia sul forum come memento della sua indegnità, del suo egoismo e della propria ipocrisia.


Ti ho trovato la sera del 1° Maggio 2009: mentre tornavo a casa, passando accanto un cassonetto dell’immondizia, ho sentito un miagolio - no, un pianto, disperato- provenire dall’interno. Ho aperto il cassonetto, forse più incuriosito che altro, e, alla luce del lampione, ho visto una busta, una delle tante buste col nome e il colore del supermercato, di quelle che noi umani buttiamo con leggerezza, magari anche con sollievo, ogni giorno, muoversi. Ho preso la busta, ho guardato e dentro e c’eri tu. Tu e altri gattini, e un gatto adulto, tutti morti. La tua povera mamma e tuoi poveri fratellini, sicuramente. Gettati via forse perché malati, forse perché molesti - magari solo perché gatti, nemmeno randagi, tu sapevi già usare la lettiera, tenero batuffolo arruffato di pelo bianco e nero, tutto occhi e orecchie - e bocca spalancata nel pianto, nella disperazione, nel chiedere aiuto. Forse nel chiederti perché tanta cattiveria si era accanita contro di te, povero, piccolo essere indifeso. Agendo d’istinto ti ho portato via di lì, a “casa”, accarezzandoti per calmarti. E pensando al da farsi.


Vedi, dolce, piccolo, tenerissimo Lulù, il tuo papà umano non te lo ha mai raccontato, ma la sua vita è un calvario che dura ormai da molto, troppo tempo, perché abbia voglia di parlarne. Non ha più una casa sua da anni, e nemmeno un lavoro, vive di qua e di là, raggranella il minimo per campare con qualche traduzione e l’aiuto degli amici - quelli che gli sono rimasti. La “casa” in cui ti ha portato, è, in realtà, una serie di garage al pianterreno di un condominio, usati un tempo via via come centro sociale, centro anziani e via dicendo. Essendo ogni attività sospesa da molti anni, un amico che lavora alla Caritas diocesana, ha fatto entrare il tuo papà in quel posto, dove c’era una cucina, un bagno, una doccia, un salone, l’acqua calda, il telefono e l’ADSL per internet, che al tuo papà serve per lavoro. Era una sistemazione precaria, una delle tante che il tuo papà ha messo insieme in questi lunghi anni di disperazione, di solitudine esistenziale, di… vogliamo chiamarla col suo nome? - miseria.

Il tuo papà ama profondamente i gatti. Da bambino ne ebbe uno solo per pochi mesi, poi il suo papà decise che era una scocciatura e lo gettò fuori di casa “tanto i gatti se la cavano sempre”. E il tuo papà umano, che è sempre stato un gran figlio di p*****a di vigliacco, non disse una parola contro quella decisione, nemmeno andò a cercarlo il suo gattino gettato fuori di casa, anche se sentiva che non era giusto, e per anni, sempre meno frequentemente a dire il vero, si è chiesto che fine abbia fatto quel povero micetto.
Poi, i casi della vita, hanno portato il tuo papà umano a lavorare in altri continenti, in luoghi e situazioni in cui non era possibile tenere un gatto; sposò una donna che non amava gli animali domestici, e quando ella morì in un incidente stradale lui fece ritorno in Italia, provato nella mente e nel fisico. Il tuo papà umano ha lottato anni per uscire dall’alcolismo, e solo da poco ce l’ha fatta. Non aveva tempo, né risorse, da dedicare a un gatto, anche se da oltre quarant’anni cullava il desiderio di averne uno.

E così, anche in quella situazione disperata, il tuo papà umano ha deciso di tenerti con sé, dolce Lulù, aiutato anche dal tuo zampettare pieno di curiosità per “casa”, dalle scalate improvvise e gioiose che davi alle sue gambe, piccolo, tenero batuffolo di pelo tutto occhi e gambe. Mi sembravi un ragnetto quando partivi per il free climbing dei miei jeans, ti chiamavo ragno-gatto, il mio gattino-ragno, e via dicendo stupidaggini.

Sai perché ti chiami Lulù? Perché il giorno dopo averti trovato, ti mostrai a una gattara di zona per avere qualche consiglio, e mi disse che dovevi avere circa 50 giorni-due mesi al massimo, e che eri una femmina. Poi sei risultato essere un maschietto, ma il nome ti è rimasto perché non riuscivo a trovarne uno adatto. Lo forse non volevo trovarne un altro.

Mi è stato subito chiaro che avrei avuto delle difficoltà a tenerti con me, così come mi è stato altrettanto chiaro che eri cresciuto in una casa dove mamma gatta ti aveva insegnato a usare la lettiera, visto che hai subito usato quella che ti ho attrezzato io d’emergenza, il cassetto di un vecchio mobile riempito di terra prelevata dal giardino qua fuori. Oh, piccolino, eri così buffo quando sgambettavi verso la lettiera e ti arrampicavi oltre il bordo del cassetto e poi raspavi furibondo la terra… mi hai conquistato il cuore in poche ore, e se prima pensavo di tenerti solo lo stretto necessario per trovarti una sistemazione migliore, poi ho cambiato idea. Sbagliando, e me rendo conto con quel senno del poi del quale son piene le fosse. Ho pensato solo a me stesso, alla gioia che mi dava vederti, sentirti, accarezzarti: ti guardavo incantato giocare per ore con una pallina di carta e coi cavi del computer, e invidiavo la tua semplicità. Ascoltavo il tuo ronfare piacevole quando mi salivi sullo stomaco e ti acciambellavi tranquillo e sicuro, così lontano da quel cupo cassonetto dove ti avevano gettato a morire. E quando ho capito per quale ragione ti alzavi sulle zampine posteriori e cercavi di salire ancora più in alto quando mi vedevi, la mattina, ho cominciato ad abbassarmi io, e ad assoggettarmi senza problemi, a parte qualche starnuto i primi giorni, al buffo rituale della strofinata di naso.

Certo, abbiamo avuto qualche incomprensione che ha rischiato di costarti caro. Non parlo del tuo vizio di giocare con mani e piedi, anche se mi hai massacrato braccia e gambe di morsi e graffi: capisco che non lo fai con cattiveria, e cerco di toglierti il vizio anche mi piange il cuore spruzzarti di acqua, così come mi riesce difficile punirti col medesimo trattamento quando vieni a “rompere” mentre lavoro al computer. So che non è cattiveria, la tua. Ma un giorno hai dato di matto, e chi ha letto questo forum dovrebbe ricordare il mio topic “Aiuto, Lulù è impazzito”, mi hai graffiato e io ti ho dato un calcio poi ti ho colpito con una scopa e per un momento ho pensato di fare come aveva già fatto a suo tempo mio padre, scaraventarti fuori di casa “tanto i gatti se la cavano sempre”. L’aiuto degli amici del forum, ha impedito che accadesse il peggio, e, per fortuna non ti ho fatto male, o meglio, non ti fatto TROPPO male, non hai nemmeno pianto (l’ho fatto io quando ho capito, quella sera, che cosa avevo fatto, e cosa stavo per fare di peggio) come invece hai fatto quella volta che ti ho schiacciato inavvertitamente in mezzo a una porta o quando ti è rimasta schiacciata la coda nel coperchio della stufa di cucina (come tutti i gatti ti piace controllare i lavori umani, ed eri salito sul lavandino per guardare cosa stavo facendo, e io non mi sono accorto che la tua coda era sulla stufa mentre richiudevo il coperchio).
Un altro brutto momento lo abbiamo passato quando ti ho riportato a casa dall’operazione di sterilizzazione, meno di un mese fa. Non capivo che stavi ancora male per i punti e tutto il resto, e quando ti ho preso in mano hai tentato di darmi una zampata, miagolando (no, piangendo), di dolore, e un’altra volta, dopo averti scagliato via, ho pensato di gettarti fuori e con cupa soddisfazione mi immaginavo tu che piangevi affamato fuori della finestra, “ora sai cosa hai perso, gattaccio”. È stato solo un secondo, amore mio, un secondo del quale mi pento amaramente, un secondo che vorrei non fosse mai stato.

Ti ho visto crescere, in questi mesi, e quel buffo, dolce, tenerissimo batuffolo di pelo, è diventato un bel gatto di un paio abbondante di chili, atletico e scattante: se prima dovevi scalare le mie gambe per salirmi sulle ginocchia, e poi dovevi saltare sul ripiano della sedia e quindi sul tavolo per “assistermi” mentre lavoro al computer, ora vai direttamente dal pavimento al tavolo, e fai dei discreti voli da un mobile all’altro. Ma sei anche un micetto buonissimo, tenero e timido: Lulù, amore mio, non hai mai rubato dal frigo nemmeno quando avevi fame: ti siedi davanti lo sportello aperto e guardi, e rimani lì silenzioso, oppure sali sul tavolo e ti siedi con le zampe sotto il corpo a guardarmi mangiare, e non hai mai allungato la zampa verso il mio piatto per prendere il cibo… là fuori, randagio, non potresti vivere, gli altri gatti non te lo permetterebbero. Forse la tua mamma ti è stata portata via prima che tu potessi imparare quanto è dura la vita, o forse, essendo nato e cresciuto in una casa dove hai imparato a usare la lettiera, non lo hai mai scoperto finché le bestie che tu credevi ti fossero amiche non ti hanno gettato a morire nel buio e nella solitudine piena di fame e di paura di un cassonetto dell’immondizia. Il solo aver pensato di scaraventarti nei giardini “tanto, i gatti se la cavano sempre”, mi fa stare male. Lulù, perdonami per questo e per altro che ti ho fatto: vista la mia situazione, non ho mai pensato che dovevo avere in mente solo il tuo benessere, non il mio. E i nodi sono venuti infine al pettine.


Ieri, 13 Agosto 2009, ho saputo, in maniera brusca e inaspettata, che il 1° Settembre dovrò andarmene da qui. Dove? Non si sa, ma la Caritas pare abbia deciso di adibire questo posto ad altra attività, chi mi ha concesso di usare questo posto lo ha saputo pare anche lui solo poche ore prima di comunicarmelo. E il mondo mi è crollato addosso per l’ennesima volta in tanti, troppi anni. Mi sono rivisto, in un cupo flash back pieno di disperazione, dormire nella macchina di qualche amico, mangiare alla mensa della Caritas o nutrirmi di panini - e non sai cosa è peggio. E mi sono reso conto che non potevo tenerti con me in quella vita: tenero, piccolo, dolcissimo Lulù, tu devi avere una casa, una cuccia calda dove riposare stravaccato e sicuro, lontano dai pericoli della strada, una mano amorevole che ti apra la tua scatoletta serale di petreet e ti dia le coccole che hai diritto ad avere.

Vedi, non credo avrei difficoltà a trovarti una buona sistemazione, ti hanno vaccinato e sterilizzato gratis grazie all’interessamento di una volontaria dell’Enpa, alla quale sono sicuro, rivolgendomi, di trovarti casa, CASA, non un lager come sono i gattili o il cofano di un’auto parcheggiata sotto il sole. Diversamente, o contemporaneamente, potrei rivolgermi agli amici del forum, e sono convinto che in breve riusciremmo a trovare una soluzione. Ma mi strazia perderti. È come perdere un figlio, quel figlio che non ho mai avuto e del quale non provo oggi la mancanza sentendo tutti i problemi che hanno amici e conoscenti coi loro, di figli, ma che un tempo avrei voluto e che non ho potuto causa la morte di mia moglie dopo pochi anni di matrimonio. Mi dico che, se potessi tenerti, Lulù, salterei io i pasti, ma tu avresti la tua pappa garantita tutti i giorni, perché non hai colpa, non hai chiesto tu di venire al mondo… e, sai un’altra cosa?, dolce, tenerissimo amore mio, tante volte, prima che noi due ci incontrassimo, ho giudicato con compassione chi scriveva di queste cose del suo gatto del suo cane: farneticazioni di poveri scemi che non erano mai stati capaci di farsi amare dai loro simili e che ora scambiavano il comportamento istintivo di un animale per un sentimento umano… questo pensavo #8213; e dicevo. Non mi ero mai reso conto di quanto importante fosse la compagnia di un animale per una persona sola, ma…

… non è tutto. Questa mattina, dopo averti aperto la tua solita busta di bocconcini con la salsa, mentre mangiavi, ho nascosto la faccia fra le mani e mi sono messo a piangere. Mi vergogno a dirlo, ho compiuto 52 anni pochi giorni fa, ne ho visto di tutti i colori, e piangevo per il mio gatto, perché stavo per perderlo. Qualcosa mi ha sfiorato un braccio, ho guardato. Eri tu, Lulù, che mi toccavi con la zampetta, con due occhi colmi di stupore e di comprensione. Poi mi sei venuto vicino, e hai strofinato la testa contro il mio mento, come per farmi coraggio.


È stato un riflesso istintivo oppure hai sentito il mio dolore e hai intesto così consolarmi in qualche maniera? Non lo so, e forse non lo saprò mai. Di certo hai intuito che qualcosa non funziona, perché oggi te ne sei rimasto appartato e silenzioso, non mi hai seguito in ogni mia attività come fai di solito, in cucina, al computer… e quando ti ho portato un petto di pollo cotto al vapore, mi hai guardato come per chiedere se quello era per te… hai mangiato, poi ti sei ritirato nella tua gabbia e sei silenzioso, anche in questo momento mentre scrivo. Ed è per questo, è per quel gesto di questa mattina, la tua zampina che mi tocca il braccio, i tuoi occhioni spalancati, la tua testolina che si sfrega contro il mio mento, è per quel gesto che mi piace pensare sia stato di affetto, di incoraggiamento, che scrivo queste parole e le lascio sul forum. Non so come verranno giudicare, immagino ci sarà anche chi criticherà aspramente il mio comportamento, “dovevi pensarci prima”, “non ti sei reso conto che non potevi tenere un gatto in quelle condizioni?”, dirà più di qualcuno, e la risposta è sì, dovevo pensarci prima, ed è ancora sì, mi sono reso conto che non potevo tenere un gatto in quelle condizioni, me ne sono reso conto quanto ho scoperto quanti eri buono e timido, dolcissimo Lulù. Ma ho anche sperato fino all’ultimo che la mia situazione in qualche maniera evolvesse al meglio, che questo che sta accadendo non dovesse. Ho giocato con la tua vita, amore, l’ho fatto per egoismo, per superficialità, per stupidità. Volevo il tuo bene e ho fatto il tuo male e tu mi hai ricambiato con un gesto pieno di umana comprensione. Porterò il ricordo della tua zampetta sul mio braccio per tutta la vita, assieme alla visione dei tuoi occhioni sgranati che mi sembrano chiedere: Perché piangi, papà?.

Perdonami, Lulù, perdonami, amore. Farò di tutto perché tu possa avere una buona sistemazione, e mi consolerò pensando che ora starai meglio che con quello scellerato che sono io. Ogni tanto guarderò le tue foto, e piangerò, magari sperando di sentire ancora la tua zampetta sul braccio. O forse immaginandola, ma quando solleverò il volto dalle mani che lo nascondono, e mi girerò, tu non sarai più lì a guardarmi coi tuoi occhioni sgranati in una muta domanda. Perché piangi, papà?.


Il tuo papà che ti vuole tanto bene, ha scritto questa a Roma, il 14 Agosto 2009



Perdonatemi anche voi, amici del forum, che avete letto questo sfogo. Per qualche tempo non potrò nemmeno collegarmi al forum, da ieri non ho più l’ADSL, questo l’ho scritto al computer, caricato su una USB e spedito da un internet cafè che non potrò usare molto frequentemente per banali motivi economici, in questo periodo lavoro pochissimo e ho veramente pochi spiccioli (non temete, Lulù non patirà la fame, ho fatto scorta al supermercato con le offerte, almeno fino all’arrivo di una sistemazione è o.k.). Non abbiate timore a mettere insulti e parolacce, le merito tutte.
Quello che non merito, è stato il tuo gesto pieno di amore, questa mattina, Lulù. Ancora una volta, se puoi e se vuoi, perdonami."






Ovviamente Roberto non ha nulla da farsi perdonare...

Questa lettera è la testimonianza dell’ amore di un uomo per il suo amico a quattro zampe.
E’ una lettera piena di emozioni e purtroppo di disperazione…..Noi non vorremmo far sentire solo Roberto, vorremo aiutarlo a non separarsi dal piccolo Lulù.

Per questo però il nostro amico ha bisogno di trovare un alloggio e un lavoro con il quale possa provvedere a se stesso e al suo piccolo compagno di vita.

Chiediamo agli amici di Roma e non solo di aiutarci. Il tempo vola e tra neanche dieci giorni Roberto dovrà lasciare il suo Lulù e il posto dove vive…aiutateci a dare un’altra possibilità a Roberto.

----------------


ho avuto il numero di postepay di Roberto su cui possiamo versare il nostro contributo.lo scrivo qui cosi' chi come me e' interessato puo' aiutarlo.
4023600564013656 Roberto Federici


Ella
 
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Grazie Anto lunedì provvederò....

 
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Inserito il : 14.03.2010, 18: 00  


Ella ti mando un mp..


..I King of Pop..

Che buffo!Che buffissimo!
 
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Inserito il : 08.07.2011, 13: 50  


È incredibile avere ritrovato questa storia qui sopra. Abbiamo costituito un gruppo, su Fb, per aiutare Roberto e Lulù (cui, nel frattempo, si sono aggiunte Bic e Stellina, due randagie raccolte cuccioline per strada), non solo dal punto di vista economico, ma anche amministrativo, se così si può dire, tempestando cioè di mail, lettere, fax e altro, le istituzioni per smuoverle a fare qualcosa per il nostro amico. Se volete venirci a trovare, sarete le benvenute.

Valeria

 
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